Che cosa resta
Dopo, che cosa resta? No, stavolta non parlo di quel dopo. Mi chiedevo cosa resta dopo aver letto il libro. Certamente non risposte, a questo eravamo già arrivati. E neanche suggestioni, no, piuttosto ho pensato: rinvii. Rinvii alla canzone d’autore degli anni ’70, per esempio, e non a caso.
Gli anni erano quelli delle grandi libertà , urlate più che ottenute, dei genitori in ansia e degli scontri facili. Gli anni dei grandi ossimori, dopotutto, come le libere occupazioni di facoltà , come l’amore libero. Allora, nelle canzoni di De Gregori, di Battisti, di Venditti, entrava una fauna di curiosi personaggi, come il poeta in affari che “veniva da molto lontano con dei nastri colorati legati alla vita†e quando “la vide che vendeva giocattoli, le chiese “Cosa vuoi per una notte?†(…) E si presero per mano nella notte stellata e piovosa e capirono che in fondo bastava non chiedersi né l’anima né il cuore né niente di simile, soltanto quattro salti dove più ti convieneâ€.
Entravano uomini che quando mordevano un cuore lo facevano distrattamente, e donne che non capivano come mai avevano lasciato in un minuto tutto ciò che avevano, però in fondo era andata bene così.
Entravano personaggi che non davano molto, ma non chiedevano di più. E soprattutto, così come erano entrati, come meteore uscivano in fretta, senza un’ombra di futuro, perché “amarsi un po’ â€, siamo d’accordo, “è come bere (…) basta guardarsi e poi avvicinarsi un po’ (…) però volersi bene, no, è difficile quasi come volareâ€.
Questi personaggi li abbiamo persi, è vero, quasi subito, nel giro stretto di tre minuti o giù di lì, eppure è incredibile a credersi, ma hanno avuto dei figli, e questi figli sono venuti a cercarci, o forse siamo noi ad averli evocati una domenica mattina, ad averli convocati a pirandelliana udienza. E sono finiti nelle nostre storie perché sono le loro storie ed hanno tutto il diritto di essere scritte e lette perché riflettono un dato del reale. Sono vere pur essendo finte, sono vere comunque per qualcuno, da qualche parte nel mondo, io sarei pronta a scommetterci. E sono più utili queste storie di tutto quel che possono dire sul fenomeno cento rappresentanti del MOIGE più qualche professor Meluzzi (ma non è il vostro incubo ricorrente?!) messi insieme.
Cosa resta? Resta la sensazione che i tempi dell’amore libero siano stati un punto di non ritorno, una bella nuotata verso la boa e poi via, senza guardare la riva dalla quale eravamo partiti, verso il largo e più al largo ancora. E così è sempre più difficile parlare di amore “quando basta aprire la finestra per capire un’altra verità â€.
Era il 1969, e Bukowski scriveva “t’ho incontrata in autostazione / e ora guardo con stupore la tua schiena “. È il 2007 e leggete cosa scrive Annalisa Maniscalco.
E allora la domanda forse è: dove stiamo andando? Al largo e ancora più al largo ci sarà un approdo in una terra oscura o faremo solo un bel giro in tondo per poi accorgerci d’essere tornati alla riva? Forse la storia ci cambierà ancora, o forse sarà il contrario, perché in fondo la storia siamo noi.
Michela Monferrini

